Guido's profileMister GPhotosBlogGuestbookMore ![]() | Help |
|
|
November 19 Berlusconi la Turchia e l'Unione EuropeaDopo aver ascoltato dal telegiornale questo "servizio giornalistico", mi chiedo come cittadino europeo, come potrei mai accettare che un paese con un governo come quello turco possa essere inserito nel contesto della C.E.E.
vediamo ora cosa sta succedendo in Turchia....
Non c'è fine alla persecuzione dei Kurdi
Un memorandum dell'Associazione per i Popoli Minacciati a cura di Tilman Zülch, Sarah Reinke e Haydar Karaboya
Le minoranze: Kurdi e cristiani
La Turchia vuole entrare nell'Unione Europea: circa 70 milioni di cittadini turchi diventerebbero cittadini europei. Secondo le stime dell'Associazione per i Popoli Minacciati (APM), di questi 70 milioni circa 15-20 milioni sono Kurdi, cioè un quarto dei cittadini turchi è in realtà di origine kurda. Senza una vera soluzione del più vasto e difficile problema di minoranze nazionali, l'Europa si troverebbe coinvolta in una probabile continuazione della guerra civile turco-kurda; sicuramente si dovrà confrontare con continui disordini che si rifletterebbero anche sugli altri paesi europei, se non altro per il costante arrivo di profughi dalla Turchia.
La guerra turco-kurda (1984-1999) ha causato 40.000 vittime, di cui quasi il 90% apparteneva al gruppo etnico-linguistico kurdo. Oltre 3.428 villaggi sono stati rasi al suolo durante i combattimenti, quasi due milioni e mezzo di persone sono dovute scappare o sono state cacciate dall'esercito turco dalle proprie case e terre. Costretti alle bidonville delle grandi città turche, questa fetta di umanità vive oggi in condizioni di estrema povertà. 6.500 Kurdi sono detenuti come prigionieri politici nelle carceri turche, condannati per "attività separatistiche": tra loro, persone che hanno semplicemente partecipato a manifestazioni, distribuito volantini o altro materiale propagandistico, che sono state arrestate durante delle razzie e sono state arbitrariamente accusate, oppure persone che hanno fatto uso di violenza contro le forze di sicurezza. Riforme legislative La Turchia non è uno stato democratico in senso occidentale, ma ora ha emanato delle prime riforme seguendo così le linee guida dell'UE. Finora il Consiglio di Sicurezza Nazionale era l'istanza politica più alta in Turchia: aveva il potere di dimettere governi, emanare leggi in stato d'emergenza e di interferire nell'apparato giudiziario. Ora le competenze del Consiglio di Sicurezza sono state limitate, è stata aperta la strada alle decisioni del Tribunale Europeo per i Diritti Umani, la messa al bando di partiti politici tramite decreti-legge è stata resa più difficile, sono state annunciate misure drastiche contro la tortura, la pena di morte in tempi di pace è stata abolita. Riforme solo sulla carta a) Kurdi - bilancio delle persecuzioni 2003 Nonostante gli scontri armati nel sudest dell'Anatolia siano perlopiù cessati, nel 2003 è stato registrato un numero spaventoso di violazioni dei diritti umani, prevalentemente contro la popolazione kurda. Le seguenti cifre sono state fornite tra l'altro dall'Associazione turca per i diritti umani (IHD/Insan Haklari Dernegi), sezione di Diyarbakir, e confermati da altre istituzioni e gruppi: b) Kurdi - continua la repressione di lingua e cultura Le disposizioni con cui sono state messe in atto le riforme sono di per sé indicative della poca voglia con cui vengono attuate. Il cosiddetto Alto Consiglio per le emittenti radiofoniche e televisive ha redatto una nuova versione del regolamento per le "Trasmissioni in lingue e dialetti che i cittadini turchi usano nella vita quotidiana". Secondo questo nuovo regolamento, solo le emittenti con copertura nazionale possono trasmettere in lingue diverse dal turco. I programmi radiofonici non possono superare i 45 minuti giornalieri di trasmissioni in altre lingue, per non più di quattro ore settimanali. Le emittenti televisive invece devono limitare i propri programmi a 30 minuti giornalieri per una massimo settimanale di tre ore. Non sono inoltre ammesse le trasmissioni di divulgazione linguistica. Dall'emanazione delle riforme sono passati ormai sei mesi e ancora non esistono programmi televisivi o radiofonici in altre lingue e/o dialetti, né ci sono offerte di corsi di lingua. Al contrario, chi usa la lingua kurda rischia ancora di scontrarsi con vessazioni e prepotenza. c) Kurdi - nessuna amnistia per i prigionieri politici I 6.500 prigionieri politici della Turchia, tra cui la parlamentare kurda Leyla Zana e tre suoi colleghi, sono fondamentalmente persone condannate o in custodia preventiva per reati quali espressione pubblica della propria opinione, distribuzione di volantini critici, partecipazione a manifestazioni, pubblicazione di articoli critici in giornali o semplicemente uso della lingua kurda. Nessun altro paese europeo prevede questo tipo di reato, ed anzi, diritti quali la libera espressione d'opinione e la libertà di riunione sono tutelati dalla costituzione, e certo non perseguiti come attività terroristiche. Il processo di revisione ai quattro parlamentari kurdi si è concluso tre giorni prima della visita in Turchia del Cancelliere tedesco, con un rifiuto provocatorio del tribunale competente di Ankara a rilasciare i quattro detenuti. d) Nessun ritorno nei villaggi distrutti. Dei circa 15-20 milioni di Kurdi in Turchia, 2,5 milioni sono sistematicamente cacciati dai loro villaggi durante gli scontri tra l'esercito turco ed il partito dei lavoratori PKK. Secondo le motivazioni ufficiali, le persone sono state cacciate dai loro villaggi per "la posizione geografica della regione" (l'ovest ed il sud della Turchia abitati prevalentemente da Kurdi) e per "l'irregolarità del paesaggio e la dispersione dei villaggi che non permette allo Stato di garantire in modo sufficiente la sicurezza dei cittadini". Per questo motivo le forze dell'ordine locale avrebbero convinto le persone a lasciare i propri villaggi. Secondo la commissione d'inchiesta riunita nel 1988 dal Parlamento sotto la dirigenza di Hasim Rasemi, ex-parlamentare di Diyarbarkir, il numero dei dispersi è di 2,5 milioni di persone provenienti da 3.428 villaggi. e) Cristiani: continua la discriminazione Osservatori della situazione dei cristiani assiro-aramaici, soprattutto nella regione di Tur Abdin, parlano di notevoli miglioramenti. I profughi, anche dall'Europa occidentale, riescono in parte a tornare nei propri villaggi e l'insegnamento scolastico in lingua aramaica non è più impedito. Purtroppo però l'istruzione in questa lingua non è ufficialmente riconosciuta, così come non è riconosciuta questa minoranza etnica. Le autorità fanno promesse ai profughi che intendono tornare a casa che poi non mantengono, si accumulano i ritardi per il rilascio delle autorizzazioni necessarie, per la restituzione delle proprietà terriere e per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte. ......... Lascio alcuni link qui sotto (basta che clicchiate sull'indirizzo del sito) per avere ulteriori informazioni http://www.gfbv.it/3dossier/kurdi/ihd.html http://files.studiperlapace.it/docs/mingozzi.pdf http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/928 http://isole.ecn.org/reds/donne/curde/kurde0310iran.html dal sito-archivio di Sky-TG24 "Abbiamo deciso un'iniziativa che l'Italia porterà avanti nelle prossime presidenze dell'Ue per accelerare l'adesione della Turchia". Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa congiunta con il premier turco Erdogan. Berlusconi ha spiegato che saranno dimezzati i capitolati su Ankara, e questo potrebbe portare "dimezzare i tempi previsti". Il Cavaliere offre anche una sponda alla Russia nei contrasti con gli Usa: "Missili in Polonia e Repubblica Ceca, il riconoscimento del Kosovo, ipotesi Georgia nella Nato: sono scelte troppo anti-Mosca". Buon proseguo di giornata Guido November 05 B. Obama, nuovo Presidente degli U.S.A.Il primo discorso di Obama
McCain...
I commenti dei politici italiani...
Ho notato, che a differenza del Nostro Paese, quando un politico vince (non fatevi confondere dal fatto che queste elezioni fossero presidenziali), i "vincitori" non sbandierano la bandiera del partito che ha vinto, ma la bandiera della propria nazione..... come se la vittoria fosse (e così è) una questione che comprende tutto il paese... che interessa tutto il paese in questione e non solo una "fetta" di essa.
Il "discorso" del Senatore McCain ne è una dimostrazione di unità di un intero popolo quando avvisa che vi sarà una collaborazione con il SUO NUOVO PRESIDENTE...
Dai servizi che ho seguito riguardanti i nostri politici (a parte le solite frasi di rito e di congratulazioni), sembrano una continua "battaglia" di parole e di "non intesa" tra il nostro Paese, quei politici che ci rappresentano. (escudendo il mio Presidente della Repubblica)
Loro, almeno il primo passo e uno sforzo per tentare di cambiare lo hanno fatto...
IL NOSTRO PAESE QUANDO? November 04 Elezioni Presidenziali USA - "Yes We Can" - Io voterei lui!« Sappiamo che la battaglia davanti a noi sarà dura,
ma ricordate sempre che non importa quanti ostacoli ci siano sulla nostra strada:
niente può resistere nella via del potere di milioni di voci che chiedono di cambiare. »
« We know the battle ahead will be long,
but always remember that no matter what obstacles stand in our way,
nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change. »
"Il nostro movimento è cominciato come un sussurro, in Illinois, un anno fa - ha detto Obama, parlando a Chicago - oggi è un grido che invoca un’America diversa. E la nostra voce non può più essere ignorata".
"La nostra non è una politica di rivalse - ha proseguito - a noi non interessa di sta sopra o sotto nei sondaggi, a noi interessano le cose da fare. E quest’anno, questa volta le cose andranno diversamente da come sono andate finora. Lo abbiamo visto in Iowa, in New Hampshire, in Nevada, un numero di elettori che non avevamo mai visto prima ci ha detto che avevamo ragione nel pensare che Washington non fosse un posto da lasciare ai lobbisti. In Carolina del Sud abbiamo imparato che l’America non si può dividere in bianchi e neri, in donne o uomini. Questa volta è diverso". "Siete stanchi di sentire promesse da campagna elettorale, promesse che non vengono mantenuti perché i lobbisti scrivono un altro assegno. No, quest’anno no. Basta con lo stesso gioco e con gli stessi giocatori. Questa volta giriamo pagina, questa volta cogliamo l’occasione e scriviamo un nuovo capitolo nella storia americana. Non è sul confronto dell’esperienza che i democratici batteranno i repubblicani, ma sulla capacità di cambiare l’America. I repubblicani si sono legati al passato. Parlano di cent’anni di guerra. Corrono la campagna elettorale di ieri, il nostro partito pensa all’America di domani ". (Obama) Questo è l'ormai famoso discorso del YES WE CAN, che è diventata la frase simbolo di Obama. Alcuni artisti americani hanno deciso di musicarne il testo, appoggiando il leader afro-americano. È stato un credo, scritto dai padri fondatori, che dichiararono il destino di una nazione. Sì, noi possiamo. È stato sussurrato da schiavi e abolizionisti, che tracciarono un sentiero verso la libertà. Sì, noi possiamo. È stata cantata da immigrati catturati da lidi lontani e pionieri, spinti verso ovest in uno spietato deserto. Sì, noi possiamo. È stata la chiamata di lavoratori che si sono organizzati; donne che hanno ottenuto il diritto di voto; di un Presidente che ha scelto la luna come nuova frontiera; e un Re, che ci ha condotto alla vetta e indicato la strada per la Terra Promessa. Sì, noi possiamo per la giustizia e l'uguaglianza. Sì, noi possiamo per la prosperità e l'opportunità. Sì, noi possiamo guarire questa nazione. Sì, noi possiamo riparare il mondo. Sì, noi possiamo. Sappiamo che la battaglia sarà lunga, ma dobbimo ricordare che non importa quali ostacoli incontreremo nel nostro cammino, nulla può frapporsi al potere di milioni di voci chiedono il cambiamento. È stato detto che non possiamo farlo da un coro di cinici... saranno solo più forti e stonati... Ci hanno chiesto di fermarci e guardare realtà. Siamo già in guardia contro chi offre al popolo di questa nazione false speranze. Ma nella strana storia che è l'America, non vi è mai stato nulla di falso nella speranza. Ora le speranze della bambina che va a scuola in un sobborgo di Dillon, sono gli stessi sogni del ragazzo che studia per le strade di Los Angeles; noi ci ricorderemo che qualcosa è successo in America; che noi non siamo così divisi come ci suggerisce la politica; che siamo un unico popolo; una nazione; e, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana con tre parole che risuoneranno da costa a costa, dal mare al mare splendente: Sì, noi possiamo.
Le seguenti celebrità hanno collaborato con la canzone e con il video musicale:
October 22 Silvio Berlusconi... Cavaliere della democrazia!!!!!!art 21 della Costtuzione italiana:
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,
lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
Il governo è pronto a ricorrere alle forze dell'ordine per impedire l'occupazione di scuole e università da parte di quegli studenti che, sobillati da "sinistra e centri sociali", protestano contro il decreto Gelmini
La dichiarazione di fermezza arriva da Silvio Berlusconi che attacca anche le "falsità" dell'opposizione e la stampa rea di non mostrare la dovuta
attenzione al provvedimento sulla scuola.
L'occasione è la conferenza stampa di stamani a Palazzo Chigi insieme al ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini, convocata per chiarire i contenuti del decreto dopo le critiche dell'opposizione e le proteste dei giorni scorsi sia in piazza che nelle università. "Voglio dare un avviso ai naviganti: non permetteremo che vengano occupate scuole e università perché l'occupazione dei posti pubblici non è un fatto di democrazia ma di violenza nei confronti di altri studenti, delle famiglie e dello Stato", ha detto Berlusconi. Che poi ha annunciato: "Oggi convocherò il ministro dell'Interno e gli darò istruzioni dettagliate su come intervenire con le forze dell'ordine per evitare che queste cose succedano". A chi gli chiedeva di precisare cosa significasse esattamente il ricorso alle forze dell'ordine, il premier ha scandito: "Sono assolutamente convinto che lo Stato debba garantire i diritti dei cittadini. Faremo lo Stato. Chi compie reati lo sappia". "Avete quattro anni e mezzo per farci il callo, io non recederò di un centimetro", ha precisato. Poi una sferzata alla stampa: "La volta scorsa non avete scritto una riga. Portate i nostri saluti ai vostri direttori, saremmo molto preoccupati e indignati se questa conferenza stampa non fosse riportata. I giornali italiani hanno trascurato la scuola. Le televisioni pubbliche italiane diffondono solo ansia e noi siamo preoccupati dal divorzio" fra informazione e realtà. Da diversi giorni, in tutta Italia gli studenti manifestano con cortei di piazza e nelle scuole contro il decreto Gelmini che prevede, tra l'altro, il ritorno al maestro unico alle elementari e sostanziosi tagli nel corpo docente per ridurre la spesa. A Torino, gli studenti hanno occupato da ieri sera Palazzo Nuovo, sede di facoltà umanistiche, mentre la scorsa settimana un tentativo di occupazione è sorto anche alla Statale di Milano e disordini si sono verificati in molti altri atenei tra cui La Sapienza a Roma. Il decreto, approvato con il ricorso alla fiducia alla Camera il 9 ottobre, è all'esame del Senato e il governo vorrebbe approvarlo definitivamente entro la fine del mese. Fonte: Reuters Eppure il Presidente della Repubblica si era pronunciato pochi giorni fa così.... |
|
|